sabato 22 luglio 2017

Quanto dura un menage tra le lenzuola? L'Italiano tra gli ultimi nel mondo.

Il rapporto sessuale più lungo si svolge in Danimarca, secondo un nuovo studio, che confronta, cronometro alla mano, la relazione intima in 20 paesi. L'italia tra le ultime, i suoi abitanti i più sveltini. 
https://www.thesun.co.uk/living/4060524/long-sex-last-study-average-brits-time-fourth-longest-world/
Quanto tempo, dunque, dura una relazione intima? Uno studio condotto su più di 6.000 donne in 20 paesi dal sito di dating online Victoria Milan, analizza la questione. 

La media calcolata è di 26 minuti, 32 in Germania o in Italia e 23 in Francia. 

La palma della vittoria del sesso più lungo è per la Danimarca, con 44 minuti in media, seguono gli Stati Uniti, dove gli uomini impiegherebbero 41 minuti, dopo la Finlandia, con i 39 minuti trascorsi a letto. 

Le relazioni più brevi sono in Sud Africa, con soli 15 minuti di piacere condiviso (vedi tabella sotto). 

Pubblicata dal quotidiano britannico The Sun (vedi), l'indagine pone l'Italia al diciassettesimo posto in classifica, in compagnia di Spagna, Olanda, Francia. 

Sigur Vedal Manager del sito dice al giornale che "Mantenere una donna fiduciosa, bella e indipendente esclusivamente nel tuo letto non è un compito facile e i mariti eroi dovranno impiegare tutto il tempo necessario per mantenere i livelli di lussuria ...".

Si noti che una ricerca condotta da Masters e Johnson scienziati di fama diceva che gli uomini riescono molto più rapidamente a raggiungere l'orgasmo rispetto alle donne. Appagata questa curiosità, tutti al mare con ll'augurio delle migliori performanze vacanziere. 

Va da sé che quando si indica una media si intende che esistono  valori anche molto più alti o parecchio più bassi. Ci potrebbero anche essere valori che si aggirano su 100/120 minuti accompagnati dallo stuolo dei minori che abbassano la media... 

Ad maiora! 

Danimarca 44 Austria       27
USA               41 Svizzera    26
Finlandia        39 Ungheria   25
Canada          37 Polonia 24
Svezia            33 Spagna     23
Norvegia        33 Olanda      23
Regno Unito 33 Italia          23
Germania 32    Francia      23
Rep. Ceca 32 Belgio        21
Irlanda           31 Sud Africa 15

venerdì 21 luglio 2017

La Vuelta mette in discussione il bacio delle hostess. Perché non gli steward?

Messo in discussione il bacio tradizionale al vincitore della Vuelta, il Giro di Spagna, non piace alle femministe. Gli organizzatori ne discutono la continuazione. 
https://smoda.elpais.com/feminismo/10-imagenes-sexistas-con-azafatas-que-no-se-repetiran-en-la-vuelta-ciclista/
La Vuelta ha nominato un "comitato di esperti" per discutere dell'opportunità di mantenere la tradizionale messa in scena del bacio delle tradizionali hostess ai vincitori del Giro di Spagna, denunciato dalle organizzazioni femministe, lo ha annunciato giovedi la società organizzatrice

"Stiamo discutendo se ci devono essere i baci o no, noi non li vieteremo perché siamo in una società occidentale ..., ma pensiamo ... di non raccomandare i due baci sulle guance del corridore", ha spiegato il direttore della società Unipublic Javier Guillen, che lo ha dichiarato ai giornalisti ad Almeria (sud). 

Il comitato prenderà le sue decisioni per comunicarle prima della partenza della gara il 19 agosto, ha aggiunto il direttore. 

Un altro cambiamento in esame nel protocollo della Vuelta: è quello 'misto': "Se assumiamo uno steward eviteremo il dibattito e colmeremo una lacuna nella nostra politica, lo faremo, alterneremo le consegne del premio tra hostess e steward", ha detto Javier Guillen, non senza ironia. 

Javier Guillen ha detto che era stato incoraggiato a studiare questi cambiamenti dopo l'iniziativa presa dal Down Under australiano di sostituire le hostess con gli adolescenti tra gli stessi ciclisti, per consegnare il bouquet e il trofeo ai vincitori di tappa. 

Il governo australiano aveva già chiesto nel marzo 2016 il ritiro delle hostess sul circuito automobilistico di Adelaid 500. 

"Quello che vogliamo è incoraggiare le ragazze e le giovani donne perchè vengano e diventino pilote da corsa, meccanici o ingegneri", ha detto al sito australiano The New Daily, il Ministro dello sport autralieno Leon Bignell. 

In Spagna, iniziative simili sono state adottate in questi ultimi anni dai leader delle gare ciclistiche del Challenge de Maiorca, del Tour della comunità Valenciana (est) e il Giro di Catalogna, nella zona di Barcellona. 

giovedì 20 luglio 2017

Gli olii essenziali e l'economia. Dalla terra fioriscono reddito e occupazione.

In Ruanda, l'agricoltura rappresenta il 31% del PIL, ma impiega l'80% della popolazione. Negli ultimi anni, il paese, punta sugli oli essenziali. 
http://www.ikirezi.com
Sotto una specie di hangar nel sud-est del Ruanda, Nicholas Hitimana brandisce un contenitore di plastica contenente un precipitato verde: l'olio essenziale di geranio appena distillato in un imponente alambicco, sarà esportato e venduto per più $200 al chilo. 

Pioniere degli oli essenziali in Ruanda, Nicholas Hitimana dice di aver coltivato da più di 10 anni "l'interesse per lo sviluppo di colture ad alto valore aggiunto" in una nazione collinare di 26.000 chilometri quadrati (un quinto della Val d'Aosta) e, relativamente, "con poca terra coltivabile", anche se l'agricoltura rappresenta il 30% del PIL e occupa l'80% della popolazione. 

Lui dice che "Su un ettaro, se crescono i fagioli, si guadagnano circa $2.000 all'anno, mentre sulla stessa superficie, se si fa crescere il geranio, il reddito può salire a 6.000 o anche $8.000". 

Questo signore, agronomo di formazione, interpreta l'ambizione ruandese di diversificare l'agricoltura e aumentare il valore delle sue esportazioni, in particolare posizionandosi nel mercato globale redditizio degli oli essenziali, importa dal 2004 gerani dal Sud Africa. 

La pianta era precedentemente sconosciuta in Ruanda, ma Nicholas Hitimana era convinto che la filiera aveva "un grande potenziale". "In Sud Africa, non ci possono essere che due raccolti all'anno. Ma qui, dove non v'è alcun inverno, è possibile spingersi fino a quattro raccolti l'anno", racconta. 

Fin dalla sua nascita, l'azienda Ikirezi Natural Products ha diversificato la sua produzione. Con 25 ettari di piantagioni, produce anche oli essenziali di patchouli, citronella, eucalipto. 

Dopo un inizio difficile, la società di Nicholas Hitimana ora produce una tonnellata di oli essenziali all'anno, utilizzati nel settore dei profumi ed esportati in Sud Africa, Canada e Stati Uniti in particolare. L'imprenditore impiega più di 70 agricoltori. "All'inizio non è stato facile convincerli ad abbandonare l'agricoltura di sussistenza per quella commerciale" e pretendere di più, ricorda l'imprenditore. "bisogna piantare in tempo, mettere il concime in tempo, zappare, zappare, irrigare e raccogliere in tempo", per non rischiare di far cadere le performance "drasticamente", aggiunge e sottolinea anche che ci vogliono tra i 600 chili e una tonnellata di geranio per produrre un chilo di olio essenziale. 

Pochi anni dopo, grazie ad un sistema di retribuzione che comprendeva dei premi di produzione, i dipendenti sembra si siano convinti. "Da quando lavoro qui, ho potuto costruirmi una casa con un tetto di lamiera, posso pagare le tasse scolastiche per mio figlio e comprare tutto quello che serve", spiega Stéphanie Mukamana, 55 anni, mentre estirpa le erbacce che circondano un piede di geranio. 

Nel 2016, il Ruanda ha esportato circa 14 tonnellate di oli essenziali - geranio, moringa, patchouli e calendula - riportando un incremento di 473.000 dollari gli introiti relativi al settore, secondo l'Ufficio nazionale per lo sviluppo delle esportazioni agricole (Naeb). Come segno della sua volontà di diversificazione, il Ruanda sta anche coltivando piretro, in un impianto per la fabbricazione di insetticidi naturali

Secondo il centro di analisi del mercato Market Research Future (MRFR), gli oli essenziali sono sempre più popolari nei paesi cosiddetti "sviluppati" e sono usati nei cosmetici, nei prodotti alimentari e farmaceutici. Il volume del mercato globale per gli oli essenziali dovrebbe aumentare del 7% tra 2017 e 2022, garantisce l'MRF. Per guadagnare la sua fetta di torta, il Ruanda si è dotato nel 2014 di un laboratorio, il primo del suo genere nella regione, che gli permette di testare la qualità dell'olio prodotto e garantire che soddisfi gli standard internazionali. 

"Una delle sfide principali che il Ruanda si trova ad affrontare è un deficit commerciale in crescita e un numero limitato di imprese competitive in grado di soddisfare gli standard regionali e internazionali per le esportazioni", spiega Patience Mutesi, direttrice del programma del Ruanda per la TradeMark East Africa (TMEA) un'organizzazione regionale che promuove il commercio in Africa orientale e che ha sostenuto finanziariamente il governo ruandese in questo progetto. 

Questo laboratorio "permetterà alle aziende ruandesi l'accesso a nuovi e redditizi mercati (...), rafforzando la fiducia dei consumatori nella qualità dei prodotti del Rwanda" dice Mutesi. 

Seduto di fronte a un nuovo cromatografo in laboratorio, a Kigali, un funzionario della standardizzazione del Rwanda, dice: "Non possiamo competere in termini di volume di esportazioni, ma lo possiamo in termini di qualità" e conclude: "Questo è il motivo per cui stiamo lavorando duramente per assicurare che i nostri prodotti soddisfino gli standard richiesti. Per essere competitivi e ottimizzare i ricavi dalle nostre esportazioni". 

mercoledì 19 luglio 2017

'Quelli non vogliono altro che donne e sesso'.

Diverse donne dei combattenti del Daesh sono riuscite a fuggire dal "califfato" sotto assedio e raccontano le loro storie. Testimonianze dell'altra faccia della realtà. 

http://edition.cnn.com/2017/07/17/middleeast/raqqa-isis-brides/index.htmlNella città di Ain Issa vicino a Raqa, in Siria, vi è la sede di una prigione piuttosto particolare, è per le donne, le spose e le altre vedove dei combattenti Daesh (acronimo in arabo per lo Stato Islamico). Attirate dalle promesse di una "vita perfetta nel califfato" dello stato islamico, hanno a volte impiegato del tempo per rendersi conto della situazione nella quale erano cadute. La CNN ne ha intervistato alcune (con foto e filmato).  

Saida, proveniente da Montpellier, in Francia, aveva fatto sacco e fuoco per andarci. "Io amo la vita, amo lavorare, amo i miei jeans, amo il mio trucco, amo i miei genitori", dice la giovane donna che ora è tra quelle che Parigi non vuole che tornino. 

Fuggì da  Raqa, la capitale del sedicente Stato islamico, con il marito, ucciso, poi, durante la fuga. Si nascose per un mese, nella natura, con il figlio di 14 mesi prima che le forze curde la scoprisse. Saida si era presto resa conto che, invece di devoti mariti, i combattenti erano degli ossessionati dal sesso. 

Al suo arrivo a Raqa, all'inizio di questa avventura, fu subito messa nel dormitorio femminile chiamato "Madafa", dove, con le sue compagne, lei era in attesa di essere scelta dai combattenti. "Abbiamo dovuto compilare una sorta di curriculum, con il nostro nome, la nostra età e la nostra personalità e quello che volevamo come marito. Gli uomini fecero lo stesso". L'incontro durava un quarto d'ora e se entrambe le parti erano d'accordo, il matrimonio avveniva subito. 

Un'altra donna originaria di Homs, dove aveva lavorato come insegnante di inglese, spiega come, volendo fuggire con i suoi figli in direzione della Turchia, lei attraversò Raqa dopo la morte del suo primo marito. Alloggiando presso degli amici aveva incontrato il suo futuro marito. 

Lei racconta il comportamento di alcune europee attratte da Raqa. "Vogliono un combattente, una persona forte, armato e in grado di proteggerle. É un'ossessione, come in un film. Molte sono scioccate quando scoprono a che tipo di uomini sono sposate, divorziano dopo pochi giorni". 

Suo marito è imprigionato dalle forze curde di Kobanê e lei non sa se potrà mai rivederlo. "Spero che qualcuno mi uccida. Potrei farlo da me stessa, sarebbe un suicidio ed è proibito". 

Altri casi sono più preoccupanti, come ad esempio le tre sorelle dell'Indonesia. Parlano in un buon inglese, spiegano che sono venute a Raqa attratte dalle promesse di istruzione e di assistenza gratuita. Volevano un aiuto per una delle sorelle colpita dall cancro e garantire gli studi di informatica ad un'altra. É costato una fortuna il viaggio da Jakarta con la loro famiglia. 

Raccontano il loro disgusto nello scoprire che i combattenti Daesh non erano "puri musulmani" come immaginavano. "Dicono sempre di volere il Jihad per amore di Allah, ma cercano solo donne e sesso. É disgustoso". 

"Ho anche sentito dire che un combattente riceveva $ 1.000 se sposava una vedova. Alcuni mi hanno chiesto la mattina se avessi voluto sposarli pretendendo una risposta prima del buio", racconta un'altra sorella. 

Racconta come le donne vivono nei dormitori bloccati, "Madafa". "Il loro modo di comportarsi non aveva nulla a che fare con l'Islam. Erano brutali, sempre a spettegolare, urlare, lottare o ridere. Sì, ero davvero molto sorpresa". 

Tutte queste donne stanno ora cercando di entrare in contatto con i diplomatici dei loro paesi, che potrebbero aiutarle a tornare a casa. Ma i loro governi non hanno alcuna fretta di dare il benvenuto a queste donne dopo essere passate attraverso il "Califfato". 

martedì 18 luglio 2017

La prima città-foresta del mondo esiste. Un italiano la costruisce.

La costruzione della prima "città foresta" nel mondo è iniziata in Cina, uno dei paesi più inquinati del pianeta. Il progetto è del famoso architetto italiano Stefano Boeri, all'avanguardia nella rivoluzione ecologica. 
https://twitter.com/c40cities/status/883968159686041600
A Liuzhou, nella provincia di Guangxi nella Cina sud-occidentale, 30.000 persone vivranno nella "città foresta" nel 2020. 

Il principio? Case, spazi commerciali, scuole e due ospedali le cui facciate saranno coperte di vegetazione, avrà più di 1 milione di piante di un centinaio di specie diverse e 40.000 alberi. Ciò consentirà alla futura città di assorbire "10.000 tonnellate di CO2, 57 tonnellate di sostanze inquinanti all'anno e produrre 900 tonnellate di ossigeno ogni anno", leggo su l'Independent

L'obiettivo finale, secondo Science Alert, è quello di rendere questa zona di 175 ettari autosufficienti perché alimentati dall'energia rinnovabile, come l'energia solare e geotermica. 

La città foresta sarà collegata all'attuale città di Liuzhou con auto elettriche e un servizio ferroviario veloce. 

Sul sito del progetto di Stefano Boeri, citato anche dal quotidiano britannico, si legge: "La temperatura atmosferica media diminuirà. Le piante creeranno barriere acustiche naturali e miglioreranno la biodiversità. Genereranno case per uccelli, insetti e piccoli animali che popolano il territorio". 

Secondo il South China Morning Post, il piano radicale per il salvataggio della Cina prevede un'altra città foresta dello stesso Boeri, in fase di progettazione a Shijiazhuang, centro industriale nel nord della Cina, che è una delle dieci città più inquinate del paese. Più ad est, a Nanchino, Stefano Boeri ha anche in programma di costruire il primo "bosco verticale" del paese, due torri su cui verranno piantati alberi e piante di molte specie, sul modello del "Bosco Verticale" a Milano, due grattacieli con balconi, l'equivalente di un ettaro di foresta. 

Negli ultimi anni, la Cina è stata in prima linea nella vita ecoresponsabile, scrive The Independent. Ciò ha incluso la costruzione del più grande impianto fotovoltaico galleggiante del mondo, pronto dalla fine maggio.